Un pensiero alla Natura Home

Natura Arthur Schopenhauer, il filosofo tedesco (1788-1860), disse un giorno:
"L’uomo ha reso la Terra un inferno per gli animali."

Questa verità credo possa estendersi a tutta la Natura.
Con essa, esprimo i miei sentimenti verso l’uomo, verso il suo atteggiamento, non solo nei confronti del suo habitat, ma anche verso i suoi simili, un comportamento che si manifesta ogni giorno, anche nei gesti più egoistici e insignificanti.

In questo spazio, dunque, desidero rendere omaggio a ciò che l’uomo distrugge, ma anche alla bellezza di ciò che resiste e di ciò che è scomparso.
Ogni forma di vita, animale o vegetale, merita di essere protetta come fosse un cristallo, non sterminata, non selezionata, né cacciata.

Nessun essere, né animale né vegetale, è brutto, poiché il percorso che ha portato alla sua formazione è straordinario.
Pensiamo agli insetti: anche se potrebbero suscitare ribrezzo, se li osserviamo più da vicino, ci accorgiamo di quanto sia incredibile che possano vedere con occhi così piccoli, di come quelle fragili zampette possiedano una forza che ci stupisce, e come, nonostante l’apparente semplicità delle loro articolazioni, riescano a muoversi.

Ogni vita spezzata per lucro, per piacere, per disprezzo o per semplice indifferenza è un atto vile.
È l’interruzione di un flusso, di una magia che dava vita a una serie di eventi che non ci appartengono: perché fermarla?
Perché interrompere il progetto di un essere vivente, come un fagiano che va a bere, o un leone che si riposa, solo per sterminarli, quando avevano ancora tanto da fare?

E io, come uomo, riconosco le mie colpe, perché non ne sono immune.
Cerco però, con consapevolezza, di rimediare per quanto la mia ignoranza mi consenta, alle mie azioni sbagliate.

Mi sforzo di non restare indifferente alla sofferenza di un insetto come a quella di un mammifero, alla sete di una pianta come al bisogno di luce di un ulivo.
E così, tra i sguardi increduli di chi mi circonda, mi prodigo in gesti poco comuni ma che mi rendono fiero, e ancor più fiero se riesco nel mio intento.
Forse l’incredulità che vedo negli altri è in realtà invidia: invidia per il coraggio di salvare una creatura che sembra insignificante, come un grillo pronto a essere schiacciato, invidia per abbracciare un gatto scampato a un incendio.

Chi, tra i maldicenti, si chinerebbe a cercare di liberare una lucertola intrappolata? Pochi.
Ma gli altri magari impareranno a farlo, a rischiare, a sdraiarsi sul pavimento e a sporcarsi per salvare una piccola vita, anziché schiacciarla con la scopa, e a vedere quella lucertola scappare via, spaventata ma libera, sentendo dentro di sé l’emozione che io provo.

Non c’è nulla di più orribile che vedere un animale terrorizzato.
Non è magnifico, allora, tentare di proteggerlo e rassicurarlo?

È vero, l’uomo ha trasformato la Terra in un inferno per gli animali, ma non possiamo rimanere indifferenti alla loro sofferenza.
Abbiamo il dovere di lottare per rendere la loro vita migliore.

Oggi, la protezione degli animali è nelle mani delle persone che hanno cuore, non di professione, salvo che i professionisti non ci mettano cuore.
Queste persone, purtroppo per loro, sono dotate di una fiamma che non si spegne mai.
Loro si struggono per gli animali, non riescono a restare indifferenti alla loro sofferenza.
Si sacrificano, soffrono per non aver fatto abbastanza, e torneranno sui luoghi di ricerca, anche di notte, da soli, per cercare ancora, per fare di più.
Piangeranno, perché gli altri non capirebbero, o riderebbero.

Ma questa è una bella condanna, quella di avere cuore.
Perché differenzia i volontari dalle altre persone, gli egoisti, i superficiali.
Questi, vivono bene, dicono "pensa positivo, in fondo è una bella giornata", ma un volontario sa che non sarà una bella giornata, se affrontata con cuore.

Antonio De Curtis disse, riferendosi alla giornalista che lo intervistava: "Vede signora, la felicità non è altro che attimi di dimenticanza".
Io credo che la felicità sia proprio questo: dimenticare, anche solo per un momento, lo strazio della Natura davanti all'egoismo dell’uomo.

Francesco Mussi