Nacqui uomo, sì, ma l’anima mia s’adagia nelle spoglie del regno animale. Come spirito ferino, mi trovo in comunione con l’armonia primigenia delle bestie e delle fiere. Non uomo soltanto sono, ma creatura di natura selvaggia, un eco della forza e del silenzio che regnano in quegli esseri non corrotti dall’umana tracotanza.
O voi, soldati della purezza, che vivete nel battito selvaggio della Natura, voi, spiriti caduti o rimasti tra noi, guerrieri che resistete alla prepotenza, egoismo e superficialità dell’uomo. Ogni vostro incontro con me depone nuovi valori, pietre preziose di saggezza.
A voi, annullo la mia pace e disperdo la mia quiete; vi riservo il mio pensiero, sacrificando gioie, passioni, e il tempo ch’io stesso possiedo; dedico a voi la mia vita, morso dall’anima per non poter dar di più. E mentre il mondo umano festeggia frivolezze e futilità, io porto la maschera dell’uomo solo per compiacenza, rifiutando nel profondo il piacere vano della sua società.
Mi rannicchio al vostro fianco, come unico uomo che vi scorge nei margini della vita, chino sui vostri corpi, spezzati o ignorati, per sentire se in voi alita ancora quel soffio che nessun altro brama preservare. Con voi, temo l’uomo, e dell’umano scherno mi fido solo quanto costretto, poiché la sua bontà celata si dissolve come nebbia al sole. D’ogni ferita vostra, un tormento in me si riflette.
Che il mio ultimo respiro sia azione vostra, così che non vi sia vano d’essere nato uomo; e se il mio cuore mai vacilla, che sia spento e restituito al vostro regno, dove in pace possa germogliare. Ecco, dunque, la mia preghiera per questa era: che l’uomo, nell’intelletto, trovi redenzione e operi per la natura; poiché solo questo è scudo contro la propria estinzione.
O uomo dotato di intelletto fino,
che sulla via, passando, guardi altrove
e vedi in mezzo ai rovi un muso chino,
qual forza, dimmi, il cuor ti rende pruove
di calpestare in fretta il mal suo fato,
lasciando che il dolor l'anima giove?
Come puoi tu sentirti appagato,
se in ogni passo tuo l'eco risuona
d’un grido muto, triste e disperato?
E ancor, dimmi, qual esempio sprona
il cuor de' figli tuoi, se lor mostri
che girar il viso è vita buona?
Non sai, forse, che il più vile tra i nostri
è colui che all'altrui soffrir non bada,
e che l’amor, qual sol, di luce innostri?
Ahi, pensa, o uomo, come tutto scada
se lascerai che il gelo dell'indifferenza
in questa vita tua l’anima invada.
Il soccorso degli animali rappresenta una parte specifica della tutela, ma segue principi diversi da quelli in vigore per l'uomo. Il soccorso non riguarda solo la morale dell'uomo, intesa come la risposta emotiva e il desiderio di alleviare la sofferenza di un essere vivente, ma anche l'istinto di chi interviene.
Quando un individuo si trova di fronte a un animale da soccorrere, si trova immerso in un mare di variabili, molto più complesse rispetto a quelle che incontrerebbe nel soccorrere una persona. Questo è dovuto al diverso valore che la società attribuisce alle due specie. La vita umana è ben definita, le procedure operative sono generalmente chiare e le regole da seguire in caso di emergenza ci sono insegnate fin da piccoli: chiamare il numero unico delle emergenze, funziona in ogni territorio, è gratuito e operativo 24 ore su 24.
Per gli animali, la situazione è completamente diversa. Nonostante ci sforziamo di riconoscere il ruolo fondamentale che gli animali ricoprono nelle nostre vite, e ci convinciamo che alcuni debbano ricevere particolari attenzioni, come gli animali da affezione, il soccorso loro riservato rimane inadeguato. Gli animali sono molteplici e appartengono a diverse categorie, ognuna delle quali richiede un intervento diverso:
Alcune categorie si sovrappongono: ad esempio, un animale domestico può non essere anche da affezione, ma non sempre è chiaro cosa significhi davvero essere "da affezione". Questo concetto può variare, e le leggi in merito sono soggette a molte interpretazioni. Un cavallo, ad esempio, può essere considerato un animale da affezione mentre, a volte solo cani, gatti e conigli sembrano rientrare in questa categoria.
A seconda della categoria di animale da soccorrere, non esiste un solo numero da chiamare; la situazione è ben più complessa di così. Bisogna prendere in considerazione il tipo di urgenza (ad esempio, un cane vagante o un animale in pericolo di vita), la specie animale, la sua locazione geografica (autostrada, strada statale, zona privata), il momento temporale (di giorno o di notte, feriale o festivo), e il tipo di competenza richiesta (intervento a pagamento o previsto dalle normative vigenti).
Questa complessità rende evidente l'inefficienza del sistema, costringendo il soccorritore a fare i conti con un numero imprecisato di variabili. Anche quando si riesce finalmente a mettersi in contatto con i servizi veterinari, a volte si ricevono informazioni incomplete o, peggio, numeri di telefono di associazioni che non sono disponibili o che non sono pronte ad intervenire nell'immediato.
Non dimentichiamoci il paradosso che creano le Istituzioni: esse intervengono solamente se qualcuno ha già messo in sicurezza l'animale; ciò, senz'ombra di dubbio, fa ricadere il carico della responsabilità sul segnalante che, mosso da una sua sensibilità nel volersi occupare della questione, si trova a complicarsi la vita poiché, per salvare l'animale in questione, egli si troverebbe a doverlo rincorrere, acchiappare, bloccare, rischiando d'essere morso o aggredito o che le sue azioni provochino incidenti più gravi.
Indiscutibilmente è anche questa la ragione per la quale molte persone, con tacita indifferenza, lasciano gli animali al loro destino, in attesa del colpo di grazia di qualche auto, e non curanti degli aspetti di sicurezza.
Così, se da una parte la sensibilità verso questi aspetti stia aumentando, dall'altra, molti casi vengono lasciati al loro destino.
LE LEGGI ITALIANE
A complicare la situazione c’è un sistema legislativo che, sebbene appaia solido ed efficiente, si rivela in pratica debole e inefficace.
In tema di protezione degli animali, le normative sono molto chiare su vari fronti: dal maltrattamento all’uccisione, dal commercio all’abuso.
Tuttavia, osservando con attenzione, si nota che le sanzioni inflitte a chi si macchia di reati contro gli animali sono poche e blande. Come mai?
Questo accade perché le leggi non sono state concepite e sviluppate per tutelare realmente gli animali come esseri senzienti, piuttosto per risparmiare all’uomo il disagio di conoscere e vedere tali atrocità.
Mi spiego meglio: quando un cittadino si indigna per un abuso su un animale, il sistema agisce per soddisfare l’indignazione sociale, legiferando affinché tale azione non si ripeta o affinché venga punita, ma lo fa per rassicurare il cittadino, non per il bene degli animali.
Le situazioni di violenza e sofferenza devono rimanere nascoste; solo quando emergono nell’opinione pubblica il sistema interviene.
Se invece il sistema legislativo fosse realmente orientato a prevenire la sofferenza e la tortura degli animali, riconoscendoli come esseri capaci di sentire emozioni e dolore, allora le misure di tutela e le pene applicate sarebbero automaticamente più giuste e adeguate.
I PAZZI
Ascolta, o tu che percorri il mondo,
la voce dei pazzi, che verità celata
pronuncian forte dal margine profondo.
Essi vivon sospesi, fuori dalla strada,
ché troppo veritieri e chiari paion
agli occhi di chi mente e mai si rada.
Li sedan, li quietan, ché più non sian
d’ingombro al marcio benessere d’ogni vile
che sfila tra catene come un can.
Ma lor, che han scorto luce fulgente
che dentro li brucia e strugge l’animo
come chi sa il vero ma tace dolente,
per questo ancor, senza maschera alcuna,
parlan schietti, pur s’è il peso grave,
chiamati pazzi in questa farsa comune.
E voi, giudici, che su lor v’arrogate
potere e derisione, così alte parole,
ché di libertà è vuoto quel ch’invocante cantate,
sappiate questo, e non sarà vano:
libero è il cuore che si duole,
ché anche libertà ha il suo prezzo arcano.
Libertà e solitudine
Tu, che la libertà proclami
e ne fai vessillo nei venti,
sappi che il suo prezzo amaro
si svela in cuori distanti.
Perché mentre il tuo ego elevi,
lontano scivolano mani care,
unghie piantate, che nel dolore
non reggono il peso di restare.
Quando, cadute le loro prese,
volgerai lo sguardo attorno,
troverai ombre di volti estranei,
che poco ti stringono nel giorno.
Vuoi libertà, vuoi solitudine,
ma ricorda, esse son sorelle;
nel vuoto che la prima accoglie,
l’altra si posa, gelida e bella.
Sarà un prezzo che accetti pagare,
o cercherai calore lontano?
Poiché nessuna bandiera, per quanto alta,
può riempire un cuore solitario.